Stemma del Comune di Campegine

Fondo Riccardo Bertani

Riccardo Bertani
di Giovanni Cagnolati
 
Riccardo Bertani vive il suo tempo fra lo studio e le occupazioni agresti, in un podere della pianura reggiana a Caprara di Campegine, dove è nato il 14 settembre del 1930. Come gran parte di quella generazione contadina, lascia la scuola non appena conseguita la licenza di quinta elementare. Ancora adolescente, in un ambiente familiare non privo di stimoli culturali, determinati soprattutto dall’attività amministrativa del padre Albino, primo Sindaco del dopoguerra del Comune di Campegine, scopre e matura via, via la propria inclinazione: lo studio delle lingue. Impara la lingua russa da solo, con il semplice aiuto di un vocabolario e di qualche grammatica, avviandosi lungo un percorso formativo autodidattico che avrà uno sviluppo singolare e straordinario. Intorno ai venticinque anni i suoi interessi sono ormai ben radicati, i suoi studi approfondiscono la conoscenza del variegato mondo dei popoli autoctoni siberiani, che saranno l’oggetto di diverse pubblicazioni nel corso degli anni: Poesie dei popoli dell’URSS: i Siberiani, Fiabe e leggende orocie, Narrativa ed epica dei popoli siberiani, Verso l’estremo mattino - Antologia epica dei popoli siberiani. Numerosissimi sono ormai gli interventi a carattere etno-linguistico, apparsi su diverse riviste come Il Polo dell’Istituto Geografico Polare, L’Universo dell’Istituto Geografico Militare, Soyombo dell’Associazione Culturale Italia-Mongolia. E’ autore, tra l’altro, di un rarissimo Glossario longobardo e di originali saggi sulle lingue degli antichi Etruschi, dei popoli Aino, Baschi , Maya e ancora sui remoti idiomi ormai scomparsi degli Indios della Patagonia e della Terra del Fuoco, tanto per ricordare alcune delle cento e più lingue trattate.
Bertani ha sviluppato anche un’interessante ricerca a carattere folklorico, particolarmente puntata sulla sua terra d’origine, in sintonia con gli interessi della Biblioteca Comunale di Campegine, del Museo Cervi, istituzioni con le quali da sempre mantiene una feconda collaborazione, da cui sono scaturite pubblicazioni come: Al Tabacòn, Bergnòcla e Ganàsa, Quando le medicine profumavano di siepi e di prati, La vacca Rossa. Un’indagine profonda, arricchita da un vasto mosaico di saggi, sull’antica “civiltà contadina” di questi luoghi, unica nella sua concezione, supportata da una memoria scevra di nostalgie, libera da pastoie scolastiche, che si snoda nel tempo della natura con irripetibili atmosfere narrative, come fosse un grande romanzo che non gli sarà dato il tempo di finire.
Fecondi sono i rapporti culturali che Bertani intrattiene con le istituzioni culturali di diverse città. In proposito non si può dimenticare l’invito che il Prof. Carlo Alberto Mastrelli, nel lontano 1976, rivolse al contadino di via Rimondella, per tenere una conferenza sui popoli paleoasiatici, presso l’Istituto di Lingue Orientali dell’Università di Firenze o, la partecipazione, nel più recente 1998, al Laboratorio Internazionale di Comunicazione, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
A metà degli anni Novanta, in concomitanza con la donazione dell’intero patrimonio librario, disposta da Bertani in favore del Comune di Campegine, l’Amministrazione Comunale, d’intesa con la Provincia di Reggio Emilia , ha realizzato un intervento specifico per la tutela e la valorizzazione del fondo medesimo: formando il catalogo informatico, immesso poi in rete nel Sistema Bibliotecario Provinciale ed attuando interventi conservativi degli ambienti di casa Bertani, destinati a conservare i materiali.
Nel corso degli ultimi anni ha intrapreso importanti collaborazioni con l’Associazione Polisportiva Campeginese e con Coopsette, grazie alla cui attenzione e sensibilità ha realizzato: Quando il tempo era segnato dal canto del gallo, scorci di vita contadina, Dizionario Mongolo- Italiano e Religiosità e credenze popolari, arricchito da splendide tavole dell’artista concittadino Alfonso Borghi.
Ora nello studio non c’è più la stufetta a legna che ha ingiallito i libri, sono stati rimossi i rudimentali scaffali fatti con untuose assi da formaggio, anche il caratteristico saliscendi ha lasciato il posto ad una moderna lampada, sono rimasti i curiosi soprammobili, i libri ed i documenti un po’ più in ordine. Dal cortile sono via, via scomparse le oche e le capre. Anche la vecchia madre Laura, con la quale Riccardo ha lungamente convissuto, se n’è andata da qualche anno. E’ il fotogramma di un tempo diverso, che appartiene ad un altro secolo e si salda, in questo passaggio epocale, con la serena figura di uomo che non usa il computer, si sposta con mezzi pubblici o in bicicletta e forse è ancora segretamente innamorato; studioso intellettualmente onesto e profondo, quanto di imprevedibili e svariati interessi che, da sempre, ogni notte molto prima che le tenebre volgano al giorno, in quel piccolo studio a pianterreno, riprende l’infinito percorso nel labirinto delle culture del mondo. Quasi fosse un’avanguardia di un nuovo modo di vivere.
Ultimo aggiornamento: 22/09/17